giovedì, Maggio 30, 2024

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Ansia Fobia Depressione

Ansia da prestazione parte II

Ansia da prestazione parte II

L’ansia da ESAME

Vari ricercatori hanno concepito l’ansia per l’esame come una tendenza a produrre delle risposte centrate su se stessi, questa interpretazione mette in evidenza due diverse componenti: la prima consiste nella reattività neurovegetativa (sudorazione, accelerazione del battito cardiaco etc:); la seconda fa riferimento a delle affermazioni che l’individuo rivolge a se stesso mentre sta facendo l’esame, del tipo: “Sono proprio uno stupido!”, oppure “Forse non ce la farò” etc.
E’ ragionevole assumere che il fatto di dire queste cose durante l’esame interferisca pesantemente con l’attenzione la quale deve essere invece orientata al compito, indipendentemente dal fatto che esso richieda l’apprendimento oppure il recupero di una risposta a determinate domande.
Tali preoccupazioni richiedono l’attenzione, stimolando contemporaneamente attività emozionali.
Wine ha indicato nell’addestramento attentivo un mezzo per ridurre gli effetti negativi dell’ansia per l’esame.
Il suo approccio si fonda sulla possibilità di trasmettere ai soggetti delle istruzioni mediante le quali essi imparano a presentare attenzione ai comportamenti rilevanti.
Si è notato che soggetti particolarmente ansiosi nei confronti dell’esame venivano sensibilmente aiutati da tale forma di addestramento.
Il suo approccio si fonda sulla possibilità di trasmettere ai soggetti delle istruzioni mediante le quali essi imparano a prestare attenzione ai comportamenti rilevanti.
Si è notato che soggetti particolarmente ansiosi nei confronti dell’esame venivano sensibilmente aiutati da tale forma di addestramento.
Nelle ricerche più recenti si è partiti dall’individuazione delle differenze per quanto riguarda la direzione data all’attenzione da gruppi caratterizzarti da livelli diversi di ansia d’esame per sviluppare metodi in grado di facilitare la protezione della persona ansiosa.
Un filone di ricerche orientate a studiare gli effetti di alcuni tipi di messaggi trasmessi ai soggetti prima della prova, ha fatto rilevare che:
fornire istruzioni neutrali o rassicuranti prima della prova facilitava la prestazione dei gruppi più ansiosi, ma si è notato anche che queste stesse condizioni possono produrre effetti negativi nei gruppi a basso livello di ansia per l’esame.
Sembra infatti che la rassicurazione, nella quale si mette in luce il fatto che la prova non è così importante, tende a diminuire lo sforzo dei soggetti con un basso livello di ansia.
Un altro filone di ricerca è stato orientato a studiare gli effetti prodotti dal modellamento sulla presentazione.
In un esperimento, che mostra il ruolo formativo con tecniche di modellamento, il nucleo è dato dal ruolo del modello che non veniva però usato per mostrare le risposte volte a migliorare la prestazione degli osservatori.
Al contrario, il modello descrive il modo in cui egli reagisce alla situazione di esame e di valutazione.
Considerato che la paura della valutazione è un fattore significativo quando si mettono a confronto gruppi differenti nei confronti dell’ansia per l’esame, nell’esperimento è stata introdotta come variabile indipendente l’attivazione di un orientamento al successo.
La situazione di modellamento avveniva prima che venisse fornita ai soggetti l’istruzione.
Le condizioni di modellamento erano cinque:
1) Modello ansioso che però supera la situazione d’ansia.
Il modello afferma di avere un livello elevato di ansia ma descrive il modo in cui riesce a superarla (ad esempio concentrandosi sul compito).
2) Modello ansioso incapace di superare l’ansia.
Il modello afferma di avere molta ansia e di non sapere cosa fare per superarla.
3) Modello con un basso livello d’ansia.
Il modello afferma di non essere preoccupato nei confronti dell’esame.
4) Modello neutro. Il modello parla della sua vita all’università (i soggetti sono modelli universitari).
5) Controllo. Lo sperimentatore procede direttamente ad assegnare il compito.
L’interazione fra paura dell’esame ed istruzioni indica che è evidente la superiorità dei soggetti con un basso livello d’ansia in condizioni non sfidanti, in assenza delle quali i livelli di presentazione dei gruppi, differenti per quanto riguarda l’ansia d’esame sono del tutto equiparabili.
Si riscontra quindi che la media maggiore è stata ottenuta da soggetti che hanno avuto un modello ansioso ma abile.
Ciò indica che le persone con un elevato livello di ansia per l’esame sono molto ricettive nei confronti delle informazioni che passano attraverso il modello, il quale si mostra capace di superare tale problema.
Attraverso un’altra ricerca si è potuto constatare che: gli studenti con un basso livello d’ansia tendono ad attribuire la responsabilità a fattori esterni (“E’ stato un esame sfortunato”), mentre gli studenti con u elevato livello d’ansia per l’esame attribuiscono a se stessi la colpa dell’insuccesso (“Mi sono confuso”).
Dato che l’attribuzione a fattori esterni (per esempio la rabbia diretta nei confronti dell’insegnante) ed a fattori interni (auto-accuse) interferiscono con l’attenzione, la quale deve essere invece orientata verso il compito, è necessario indagare in modo più preciso e sistematico sugli effetti interferenti prodotti da entrambe le situazioni.
In base alle ricerche nelle quali si è studiato l’effetto prodotto dal modellamento sull’ansia d’esame, si è pervenuti alla conclusione secondo la quale i soggetti altamente ansiosi hanno la tendenza a rinchiudersi in se stessi durante lo stress valutativo.